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Santa Luce e le sue frazioni

 

Santa Luce e le sue frazioni

 (testo tratto da "LA TOSCANA - paese per paese" AA.VV. ed. Bonechi Firenze 1981)

II comprensorio comunale di Santa Luce, che estende il suo territorio lungo le pendici orientali della Val di Fine, sulle ultime propaggini delle Colline Pisane, era conosciuto ed abitato in epoca etrusca. Ritrovamenti recenti hanno confermato quella che fino a qualche anno fa era soltanto una supposizione,  Il ritrovamento forse più clamoroso, anche se del tutto casuale, fu operato, qualche anno fa, dal parroco di San Bartolomeo Apostolo a Pastina, don Ottorino Nuti, il quale, percorrendo con suo fratello le colline al di sopra del piccolo centro abitato, vide affiorare dal terreno qualcosa che con un certo timore fu ritenuto un proiettile inesploso. Ad uno studio più accurato invece apparve per quello che in realtà era: un vaso in bucchero di inequivocabile origine etrusca. Le successive ricerche riportarono alla luce altri vasi, due urne cinerarie e varie suppellettili. Altre tombe etrusche sono emerse in località Poggio, poco distante dal capoluogo, ed in località La Lenza, non distante dalla frazione di Pomaia. Anche se i reperti di epoca romana sono alquanto modesti- due statuette ascrivibili al periodo tardo-imperiale - le probabilità che il territorio fosse abitato anche dagli ideali eredi degli etruschi diventano quasi una certezza quando si consideri che il fiume Fine, dal latino Finis, costituiva la linea di confine fra i municipi di Pisa e di Volterra. Fu certamente abitata anche durante il periodo della dominazione longobarda, come si evince da un documento reperito da Ludovico Muratori e pubblicato nel suo Antiquitates Medii Aevi (e poi ripreso dal Repetti), nel quale si parla di una tale Teudice figlia di Teudegrimo il quale, in data 18 maggio 887, ricevette a livello dal vescovo di Pisa, Giovanni, " la metà di una casa dominicale con sua corte compresa nei confini delle Colline in luogo appellato Sala Tachaldi, presso la chiesa battesimale di S. Angelo ". Forse l'interesse maggiore di questo documento non sta tanto nel far conoscere l'esistenza di un borgo longobardo, quanto nel dare la notizia dell'esistenza di una chiesa plebana appunto quella dedicata a Sant'Angelo. Questa Chiesa sita nell'attuale frazione di Pieve Santa Luce e  che fu in parte distrutta dal terremoto  che nel 1846 investì tutto i territorio delle basse Colline Pisane, rimane pur sempre il monumento più insigne del comprensorio comunale. Che la Pieve di Santa Luce costituisse uno dei più singolari edifici religiosi della diocesi pisana lo si arguisce non solo dai resti ancora imponenti, quanto dalla accurata descrizione che di essa ne fece Michele Mariti il quale, dopo averla visitata nel 1788, lasciò un'ampia documentazione sia scritta che iconografica:" La chiesa constava di due navate di diversa ampiezza ", riferisce Renato Stopani, " divise da una successione di sei archeggiature poggianti su tré colonne e due pilastri quadrangolari. L'ultimo valico, più basso degli altri, è l'unico rimasto: attualmente di esso è visibile soltanto una parte della sacrestia... Una sola abside corrispondente alla navata maggiore concludeva l'edificio. Nella facciata si aprivano due portali, di cui uno più piccolo relativo alla navata minore... La chiesa attuale, ricostruita (qualche anno dopo il terremoto, n.d.r.) utilizzando i materiali del vecchio edificio, si presenta ad un'unica navata con pianta a croce latina: i frammenti superstiti dei muri originali si trovano in corrispondenza del braccio sinistro del transetto e della parete perimetrale destra della navata. Inoltre della chiesa romanica rimangono i tré capitelli delle colonne, un'acquasantiera, una bozzetta di pietra scolpita ed un monolitico fonte battesimale ad immersione di forma ettagona ".
La chiesa ha subito ulteriori gravi danni nel corso dell'ultimo conflitto mondiale, alla stessa stregua di molti altri edifici religiosi del comprensorio comunale. La parrocchiale di Santa Lucia a Santa Luce, risalente al 1200, fu completamente ristrutturata nel 1830-1840, sopravvisse egregiamente al terremoto del 1846, ma venne severamente bombardata nel 1944. Uguale sorte toccò alla parrocchiale di San Bartolomeo Apostolo di Pastina, originariamente del 1300 ma rifatta nei primi decenni del XIX secolo e alla chiesa dedicata a Santo Stefano Martire di Pomaia.

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